foto eseguita da Toni Rubio Fiego

Conoscere il patrimonio culturale, naturalistico, storico, enogastronomico del territorio
per conoscerci
e ... farci conoscere!


La via dell’accoglienza

Nell’ambito del progetto “ Le nostre vie”, diretto al recupero dell’identità e della cultura locale, che noi ragazzi della Scuola Media stiamo realizzando, molto interessante è stato il percorso del gruppo di lavoro relativo alla via dell’accoglienza.

San Nicola Arcella , infatti, è un paese a forte vocazione turistica ma nonostante il notevole afflusso di persone nei mesi estivi, il territorio presenta uno sviluppo turistico molto inferiore alle sue potenzialità.
Un’altra caratteristica negativa, poi, è la forte stagionalità soprattutto concentrata nel mese di agosto che fa si che le strutture ricettive rimangano inoperose per dieci mesi all’anno.

Nel mese di maggio, noi alunni del progetto, abbiamo avuto un incontro con il sig. Raffaele Lomonaco della Pro-loco di Praia a Mare, avente come scopo quello di dare a noi ragazzi i rudimenti per essere capaci di dare ed offrire informazioni turistiche sul territorio di San Nicola Arcella. Nella nostra zona,infatti, vi è una carenza di operatori dotati di capacità professionali necessarie al recupero ed alla promozione del patrimonio culturale, naturalistico, storico, enogastronomico.

Dopo averci illustrato con l’ausilio di video e diapositive le principali tecniche di presentazione del territorio la nostra guida, ci ha invitato ad illustrare i contenuti relativi all’attività finora svolte.
Diventare guida turistica ,come abbiamo appreso da quest’incontro non è semplicissimo. La guida turistica è chi per professione accompagna gruppi di persone nelle visite ad opere d’arte, a musei, a gallerie, a scavi archeologici, illustrando le attrattive artistiche , storiche, monumentali, paesaggistiche e naturali.
Le guide turistiche inizialmente chiamate ciceroni, sono state riconosciute come figure professionali fin dalla prima metà dell’800.
Per l’esercizio della professione è necessario essere in possesso di una licenza rilasciata dalle autorità locali a seguito di un esame abilitativo con almeno una lingua straniera europea, e bisogna avere conoscenze approfondite in campo storico artistico culturale e naturalistico dell’ambito territoriale nel quale si vuole esercitare.
I gruppi di lavoro, hanno successivamente approfondito le tematiche relative a questo percorso, attraverso la consultazione di guide turistiche di tipo cartaceo, materiale reperito su Internet ed uscite sul territorio.



Un gruppo di lavoro sta inoltre elaborando un Tuttocittà cartaceo nel quale verranno riportate le risultanze delle attività di ricerca storica e culturale, e le attività grafiche realizzate negli incontri di progetto con il prezioso aiuto dei nostri tutors.

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Una intervista ad una nostra amica..

Giulia ha superato l’esame di guida turistica e ci racconta la sua esperienza

Giulia ha 28 anni, è laureata in Conservazione dei beni culturali, e lavora come guida turistica a Milano.Ci racconta in questa intervista la sua esperienza.

Perché sei diventata guida turistica?

E’ un sogno che avevo da bambina, da quando sono andata a visitare Villa Giulia a Roma e la guida al museo egizio mi ha affascinato con le sue parole. Non so spiegarlo. Avevo circa otto anni e quella professione mi ha colpito subito: credevo che quella guida vivesse nel museo, che fosse casa sua dal modo in cui raccontava le cose…

Come sei diventata guida turistica? Spiegaci l’iter che bisogna seguire!

Beh, ho preso il patentino p quando avevo circa 20 anni, ero al primo anno di università. L’ho fatto soprattutto per passione e per inventarmi un lavoro part time per guadagnare qualcosa.
Non è stato semplice. L’esame non è semplice!
Bisogna innanzitutto aspettare che esca il bando di concorso annuale per la provincia per la quale si vuole dare l’esame, iscriversi pagando la quota di iscrizione (intorno alle vecchie 100.000 lire) e sostenere una prima prova scritta. Se si supera questa, si passa all’orale.
L’esame scritto consiste in un elaborato (domande aperte o a test), si hanno 3-4 ore di tempo. Occorre essere precisi e dimostrare di essere in grado di esporre le cose come un racconto, tenendo sempre conto dell’utente al quale è destinato: infatti non è lo stesso accompagnare un gruppo di archeologi, di impiegati di banca, di studenti universitari, di ragazzini delle elementari…
La selezione è molta, perché la concorrenza è molta.
Bisogna studiare molto: arte, storia, geografia, legislazione turistica… ma soprattutto occorre visitare i luoghi per farli propri, per imparare a spiegarli davvero a chi li vede per la prima volta.
Inoltre bisogna conoscere almeno una lingua straniera per poter sostenere una parte dell’orale. Insomma, un esame non da poco.

Ma tu hai anche l’abilitazione per Milano?

Sì, un paio di anni fa ho deciso di prendere anche il patentino su Milano e provincia, tanto per ampliare lo spettro d’azione! E’ stata durissima ma ce l’ho fatta.

E lavori molto?

Beh, ora che ho anche il patentino su Milano lavoro molto di più. Mentre frequentavo l’università lavoravo soprattutto nel fine settimana, tanto per guadagnare degli extra. Ora è una professione a tutto tondo. Sono impegnata tutta la settimana. Sono iscritta a un centro guide che mi fornisce il lavoro e ho una collaborazione con alcuni tour operator: non mi lamento!

E’ vero che più lingue conosci, più lavori?

Beh, una volta preso il patentino con una lingua, puoi fare degli esami integrativi (sempre e solo quando esce il bando!) solo per la lingua straniera. Io ho iniziato con l’inglese, poi ho fatto l’esame integrativo per lo spagnolo e ora mi sono buttata in un’altra avventura: sto seguendo un corso di giapponese e ho intenzione di sostenere l’esame per fare la guida ai nipponici che a Milano sono i turisti più frequenti.

In perenne studio e aggiornamento! Quali sono le soddisfazioni maggiori, a parte la gratifica economica?

Già. Beh, è un lavoro che mi ha sempre appassionato. Adoro parlare, camminare, stare con e tra la gente. E’ bello interessare le persone a ciò che vedono, spiegare loro la storia e spesso anche gli aneddoti curiosi che poi sono quelli che rimangono di più nella memoria